Le banche raccolgono e analizzano dati sensibili dei clienti per profilazione, marketing e cessione a terzi: come difendere privacy e diritti
Nell’era digitale, il rapporto tra correntisti e istituti bancari è sempre più caratterizzato dall’uso massivo dei dati personali. Ma cosa fanno realmente le banche con le informazioni che raccogliamo? E soprattutto, quando è possibile rifiutare il consenso al trattamento dei dati? Partendo dall’analisi dell’inchiesta condotta da Milena Gabanelli per Dataroom, l’inserto del Corriere della Sera, vediamo come si è evoluta la gestione dei dati bancari e quali sono le implicazioni per i consumatori.
Quando si apre un conto corrente o si richiede un mutuo, la banca presenta un’informativa sulla privacy che oggi può superare le 15 pagine, una crescita notevole rispetto ai due fogli di dieci anni fa. I testi sono spesso lunghi e tecnici, scoraggiando la lettura approfondita da parte degli utenti. Tuttavia, dietro questa mole di informazioni si cela il trattamento di dati personali che la banca utilizza per scopi che vanno ben oltre la semplice gestione del conto.
Cosa sanno le banche su di noi?
Le banche accumulano una mole impressionante di dati sensibili, tra cui stipendio, abitudini di spesa, relazioni familiari, stato di salute, geolocalizzazione e persino attività online come acquisti o donazioni. A queste informazioni si aggiungono dati raccolti da fonti esterne come registri pubblici, banche dati private e data broker, nonché contenuti tratti da social network e comunicazioni con la banca stessa.

Cosa sanno le banche di noi? – (odissee.it)
L’uso di questi dati non si limita esclusivamente a garantire la sicurezza e la conformità normativa, ma si estende a tre principali finalità: la profilazione personalizzata, il marketing diretto e la cessione a terzi.
La profilazione consiste nell’analisi sofisticata dei dati tramite modelli di intelligenza artificiale e algoritmi predittivi, che segmentano i correntisti in base a comportamenti, preferenze, cambiamenti di vita (come un trasloco o la nascita di un figlio) e persino emozioni, analizzando toni vocali e comunicazioni digitali.
Parallelamente, il marketing utilizza queste informazioni per inviare offerte personalizzate attraverso email, telefonate e messaggi digitali. Ad esempio, un correntista con liquidità bassa potrebbe ricevere proposte di prestiti, mentre chi ha appena avuto un figlio potrà essere contattato per assicurazioni dedicate.
Un’altra pratica diffusa è la condivisione dei dati con società terze, che possono essere compagnie telefoniche, fornitori di energia o altri operatori commerciali interessati a contattare il cliente per offerte e cambi di fornitore.
Anche in assenza di consenso, le banche possono continuare a trattare i dati per propri scopi legittimi, come la prevenzione di frodi o l’addestramento di algoritmi, facendo leva sul cosiddetto “interesse legittimo” previsto dalla normativa europea.
Per opporsi a tali comunicazioni indesiderate, è possibile iscriversi al Registro delle Opposizioni, ma spesso questa misura si rivela inefficace o poco rispettata. Inoltre, in alcune filiali possono verificarsi pratiche scorrette, come la pressione a firmare il consenso per ottenere un mutuo, un comportamento illegale che andrebbe segnalato al Garante per la protezione dei dati personali.
Come tutelarsi? Consigli pratici per i correntisti:
- Leggere e comprendere l’informativa privacy: Nonostante la complessità, è fondamentale acquisire consapevolezza su come i propri dati vengono utilizzati.
- Negare il consenso alle finalità non essenziali: Profilazione, marketing e cessione a terzi non sono obbligatorie e possono essere rifiutate senza perdere i servizi bancari.
- Esercitare il diritto di opposizione: Anche se non sempre efficace, iscriversi al Registro delle Opposizioni può ridurre le chiamate pubblicitarie.
- Segnalare pratiche scorrette: In caso di pressioni o informative con caselle precompilate, rivolgersi al Garante per la privacy.
- Chiedere trasparenza e vantaggi: Esigere che l’uso dei dati personali comporti un ritorno economico o un abbassamento delle spese bancarie.
Il rapporto tra banche e privacy - (odissee.it)






