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Come i delfini, emergendo dal mare quando il cielo è sereno, a frotte volteggiano intorno alla nave lanciata in corsa, disponendosi ora davanti, ora di dietro, ora lungo i fianchi, gioia per i naviganti, così le Nereidi, balzando dal basso verso l'alto, tutte insieme volteggiavano intorno alla nave Argo, e Teti guidava la rotta.
Apollonio Rodio, III secolo a.C.


A 500 metri comunicai che tutto era nero come l'inferno. Avevo esaurito le mie migliori similitudini. Un banco di pesci lanterna, sprigionanti luci d'un color verde pallido, passò a un metro dalla mia finestra. Poco dopo le tre, quando toccammo i 520 metri, ordinai un'altra sosta per eseguire un rilievo con la massima accuratezza. Per quanto mi sforzassi a concentrare lo sguardo, non riuscivo più a scoprire traccia d'azzurro. Tutto era nero, nero, nero, e nessuno dei miei strumenti rivelava all'occhio una molecola di luce. Avevo così raggiunto uno dei principali obiettivi di quest'immersione: di scendere cioè sotto il livello del lume percepibile da occhio umano. Avevamo raggiunto la zona che i raggi stessi del sole non possono penetrare; che da due miliardi d'anni non vedeva nè giorno nè notte, nè estate nè inverno, nè flusso di tempo finché non venimmo noi a registrarlo. William Beebe, 1932


Ed ecco di colpo s'oscurò rabbrividendo il sole e un tremito scosse il mondo come un gran terremoto dell'aria; d'improvviso tutto fu grigio e tempesta intorno a me, ed era spaventevolmente sconvolta la faccia del mare. Una ruga enorme d'un tratto l'avea tutta solcata dalla riva all'orizzonte come una voragine torbida, e poi altre cento o mille rughe lo frantumarono; caverne si scavarono e montagne s'arrampicarono: tutto si riaccavallò il mare di acque immerse che lo sconquassavano schiumando con una gran rabbia in tutte le direzioni. Le onde si mescolavano in alto con le nubi e riempivano l'aria di grida terribili correndo fragorosamente a rovesciarsi sempre più cavernose e colleriche contro la spiaggia: l'aria era piena di gelo e la sbattevano i venti. Anche il cielo era gonfio di nuvole e rabbioso e nero, perché il cielo non è che la fronte espressiva del mare.
Io fui subito molto contento che il mare mi trattava a quel modo. S'egli mi avesse accolto con indifferenza, o con una fredda e signorile cortesia come fa con certa gente, oppure - e ora confesso che questa era, fin dall'ora della mia partenza sul treno, il mio segreto timore - avesse addirittura finto di non riconoscermi, credo sarei morto dal dispiacere e dall'umiliazione. Invece il mare appena mi ebbe visto si corrucciò e m'aggredì con urli e minacciosi improperi, perché mi voleva ancora bene, come lui sa volere quando trova qualcuno che gli va a genio.
Perciò il mio cuore si gonfiò di gioia a quell'accoglienza iraconda. Non alzai verso lui le braccia, per un mio vecchio pudore dei gesti fatti; e nemmeno gli dissi nulla: neppure una parola. Credo che gli sorrisi.
Massimo Bontempelli, 1925


La lingua non è sufficiente a dire e la mano a scrivere tutte le meraviglie del mare.
Cristoforo Colombo, 1492


Quasi fosse troppo grande e troppo potente per le virtù comuni, l'oceano ignora compassione, fede, legge, memoria. La sua incostanza può essere mantenuta conforme ai propositi umani solo con una risolutezza indomita, e con una vigilanza insonne, armata, gelosa, in cui, forse, c'è sempre stato più odio che amore. Odi et amo può ben essere la professione di fede di coloro i quali coscientemente o ciecamente hanno consegnato la propria esistenza al fascino del mare. Tutte le passioni tempestose dell'umanità quando era giovane, l'amore della rapina e l'amore della gloria, l'amore dell'avventura e l'amore del pericolo, insieme con il grande amore dell'ignoto e i vasti sogni di dominio e di potenza, sono passati come immagini riflesse in uno specchio, senza lasciare alcun segno sulla faccia misteriosa del mare. Impenetrabile e senza cuore, il mare non ha dato nulla di se stesso a coloro che ne hanno corteggiato i precari favori. Diversamente dalla terra, non si può soggiogarlo a nessun prezzo di pazienza e di fatica. Benché siano tanti coloro che il suo fascino ha adescato e condotto a una morte violenta, la sua immensità non è mai stata amata come sono state amate le montagne, le pianure, persino il deserto.
Joseph Conrad, 1905


La lunga onda prodotta dall'azione moderata ma continua degli alisei che soffiano sempre in una stessa direzione sopra una vasta superficie, forma dei cavalloni di forza pari a quella di una tempesta nelle regioni temperate e che non cessano mai di infuriare. È impossibile contemplare queste onde senza provare la convinzione che un'isola, sebbene costruita con la roccia più dura, sia porfido, granito o quarzo, debba infine cedere e venir demolita da una tale irresistibile potenza. Tuttavia queste basse e insignificanti isolette di corallo resistono e sono vittoriose, perché qui partecipa alla lotta un'altra potenza antagonista. Le forze organiche separano a uno a uno gli atomi del carbonato di calcio dagli spumanti cavalloni e li uniscono in strutture simmetriche. Strappi pure l'uragano migliaia di grossi blocchi; sarà nulla in confronto alle fatiche riunite di miriadi di architetti al lavoro, giorno e notte, mese dopo mese. Vediamo così che il molle e gelatinoso corpo di un polipo, attraverso l'azione delle leggi vitali, vince la grande potenza meccanica delle onde di un oceano al quale né l'arte dell'uomo né le opere inanimate della natura potrebbero resistere vittoriosamente.
Charles Darwin, 1836


E mare, mare, mare. A momenti c'era da immaginare che fossero scomparse le terre dalla superficie del globo, e che noi navigassimo sull'oceano universale, senz'approdare mai più.
Edmondo De Amicis, 1884


A volte, in una barca, qualcuno parlava. Ma quasi tutte le barche erano silenziose eccettuato il tuffo dei remi. Si allontanarono le une dalle altre appena uscite dall'imboccatura del porto e ciascuna si avviò in quella parte di oceano in cui sperava di trovare pesci. Il vecchio intendeva dirigersi al largo e si lasciò l'odor della terra alle spalle e remò nel fresco odor dell'oceano del primo mattino. Vide la fosforescenza delle alghe del Golfo nell'acqua mentre remava in quella parte dell'oceano che i pescatori chiamavano il gran pozzo perché vi era un salto improvviso di più di mille metri in cui si adunavano pesci di ogni genere a causa del mulinello creato dalla corrente contro le pareti ripide del fondo dell'oceano. Si concentravano qui gamberetti e pesci da esca e a volte frotte di calamari nelle buche più profonde, che la notte salivano alla superficie a far da nutrimento a tutti i pesci che passavano.
Nell'oscurità il vecchio sentì giungere il mattino e mentre remava udì il suono tremolante dei pesci volanti che uscivano dall'acqua e il sibilo fatto dalle rigide ali tese mentre si allontanavano librate nel buio. I pesci volanti gli piacevano molto ed erano i suoi migliori amici, sull'oceano. Pensò con dolore agli uccelli, specialmente alle piccole, delicate sterne nere, che volavano sempre in cerca di qualcosa senza quasi mai trovar nulla e pensò: "La vita degli uccelli è più dura della nostra, tranne per gli uccelli da preda, pesanti e forti. Perché sono stati creati uccelli delicati e fini come queste rondini di mare se l'oceano può essere tanto crudele? Ha molta dolcezza e molta bellezza. Ma può diventare tanto crudele e avviene così d'improvviso e questi uccelli che volano, tuffandosi per la caccia, con quelle vocette tristi, sono troppo delicati per il mare".
Pensava sempre al mare come a la mar, come lo chiamano in spagnolo quando lo amano. A volte coloro che l'amano ne parlano male, ma sempre come se parlassero di una donna. Alcuni fra i pescatori più giovani, di quelli che usavano gavitelli come galleggianti per le lenze e avevano le barche a motore, comprate quando il fegato di pescecane rendeva molto, ne parlavano come di el mar al maschile. Ne parlavano come di un rivale o di un luogo o perfino di un nemico. Ma il vecchio lo pensava sempre al femminile e come qualcosa che concedeva o rifiutava grandi favori e se faceva cose strane o malvage era perché non poteva evitarle. La luna lo fa reagire come una donna, pensò.
Ernest Hemingway, 1952


Era una limpida giornata d'un azzurro d'acciaio. I cieli dell'aria e del mare non si potevano quasi distinguere in quell'azzurro che tutto pervadeva; soltanto, l'aria pensosa era d'una purezza e dolcezza trasparenti, come di donna, e il mare gagliardo e virile si gonfiava in ondate lente, lunghe e poderose, come il petto di Sansone nel sonno.
Qui e là in alto guizzavano le ali, bianche come neve, di piccoli uccelli immacolati; erano i pensieri delicati dell'atmosfera femminea; ma giù negli abissi dell'azzurro senza fondo, passavano e ripassavano enormi Leviatani e pesci-spada e squali, e questi erano i pensamenti vigorosi, agitati e assassini del maschio mare.
Ma, sebbene tanto contrastanti nell'intimo, l'esteriore contrasto era soltanto di riflessi e d'ombre; quei due parevano uno solo; era soltanto il sesso, per dir così che li distingueva.
Arriva, come uno zar e un re maestoso, il sole pareva consegnare quell'atmosfera leggera a quell'audace mare rollante, come la sposa allo sposo. E alla linea di cintura dell'orizzonte, un movimento molle e tremolante - che si vede specialmente qui all'Equatore - rivelava la fede appassionata e palpitante, gli amorosi timori, coi quali la povera sposa donava il suo seno.
Impedito e stiracchiato, fatto nocchioso e ritorto dalle rughe, selvaggiamente risoluto e ostinato, con gli occhi vividi come carboni tuttora ardenti nelle ceneri della rovina, l'inflessibile Achab uscì nella limpidezza del mattino, alzando l'elmo frantumato della sua fronte alla fronte celeste della bella fanciulla Oh, infanzia immortale e innocenza dell'azzurro! Invisibili creature alate che ci scherzano intorno! Soave fanciullezza dell'aria e del cielo! Quanto lontane eravate dall'attorcigliato dolore del vecchio Achab!
Herman Melville, 1851


Orbene poi che noi fummo discesi alla nave ed al mare, per prima cosa al mare divino spingemmo la nave, e nella nera nave ponemmo albero e vele, e prese le bestie, su le facemmo salire, e noi stessi montammo angosciati versando pianto copioso.
Allora dietro la nave dalla prora turchina Circe dai bei capelli, terribile dea cantatrice, a noi favorevole vento mandava che gonfia le vele, compagno eccellente. E noi dopo avere disposto lungo la nave ogni singolo attrezzo, stavamo a sedere; ed il vento e il pilota guidavan la nave.
Di essa, che andava sul mare, per tutto il giorno le vele eran state distese. Il sole s'immerse e tutte le strade s'empivano d'ombra, ed essa giungeva ai confini là dove scorre con l'acque profonde l'Oceano.
Omero, X secolo a.C.


"Il corallo cresce, la palma s'apre, ma gli uomini scompaiono", dice il triste adagio d'Haiti. Ma, finché durano, sono tutti e tre affezionati alle spiaggie. Dovevamo gettare l'ancora in un anfrattuosità tra le rocce, vicino all'angolo a sud-est della baia. La baia era là, come volevamo; la goletta virò di bordo, l'ancora si tuffò. Il rumore fu poco ma l'avvenimento immenso. La mia anima se ne andò coi suoi legami a profondità di dove nessun verricello poteva risollevarla, nessun palombaro ritirarla. Da quel giorno alcuni di quei compagni ed io dovevamo per sempre restare prigionieri delle isole Viviane.
Robert Louis Stevenson, 1896


Soltanto il mare gli brontolava la solita storia lì sotto, in mezzo ai fariglioni, perché il mare non ha paese nemmen lui, ed è di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare, di qua e di là dove nasce e muore il sole, anzi ad Aci Trezza ha un modo tutto suo di brontolare, e si riconosce subito al gorgogliare che fa tra quegli scogli nei quali si rompe, e par la voce di un amico.
Giovanni Verga, 1881


- Voi amate il mare, capitano?
- Si! l'amo! Il mare è tutto. Copre i sette decimi del globo terrestre; il suo respiro è puro e sano; è l'immenso deserto in cui l'uomo non è mai solo, poiché sente fremere la vita accanto a sé. Il mare non è altro che il veicolo di un'esistenza straordinaria e prodigiosa; non è che movimento e amore, è l'infinito vivente, come ha detto uno dei vostri poeti. Infatti, signor professore, la natura vi si manifesta con i suoi tre regni: minerale, vegetale, animale. Quest'ultimo vi è largamente rappresentato da quattro gruppi di zoofiti, da tre classi di articolati, da cinque classi di molluschi, da tre di vertebrati, dai mammiferi, dai rettili e dalle innumerevoli legioni di pesci, che contano oltre tredicimila specie, di cui un decimo soltanto appartiene all'acqua dolce. Il mare è il grande serbatoio della natura, è dal mare che il globo è, per così dire, incominciato, e chissà che non finisca in lui. Ivi è la calma suprema. Il mare non appartiene ai despoti. Alla sua superficie essi possono ancora esercitare diritti iniqui e battersi, divorarsi, recarvi tutti gli orrori della terra; ma trenta piedi sotto il suo livello, il loro potere cessa, la loro influenza si estingue, tutta la loro potenza svanisce! Ah! signore, vivete, vivete nel seno del mare! Qui soltanto è indipendenza, qui non riconosco padroni, qui sono libero!
Jules Verne, 1870